E' il finale più amaro per il VeneziaMestre

15.05.2022 01:31 di Manuel Listuzzi   vedi letture
E' il finale più amaro per il VeneziaMestre

Inizio a pensare che sono io quello sbagliato. Quello per cui l’unica cosa che aveva una vera importanza questa sera fossero i 280 unionisti al seguito del VeneziaMestre. Quello a cui di questa partita interessava meno di zero. Quello che non pretendeva una comoda salvezza, ma semplicemente una squadra dignitosa, battagliera, convinta, quella che si è vista, in fondo, questa sera, ma che è mancata nei mesi decisivi di questa stagione. Sarò evidentemente solo io a pensare che la vera tragedia non sia una retrocessione che sarebbe stata evitabile con un minimo di programmazione e coscienza, ma il fatto di aver svenduto la propria identità per un anno di paradiso. Tanto, fondamentalmente, mancano pochi mesi, e ci troveremo gli stessi, sempre lì, sempre al solito posto, a cantare per un’ideale, un sogno, una speranza. Quella di una città unita, una provincia unita, un popolo unito, per un solo grande obiettivo. Venezia, ed il VeneziaMestre.

Parlate di tattica, di moduli, di giocatori. Ma in fondo sapete benissimo che una piazza piccola come la nostra ha bisogno esclusivamente di marciare compatta per ottenere il risultato. E quando le strade si separano, quando il traguardo è chiaramente discordante, allora nascono i problemi. Un punto a Roma condito dalle quattro traverse degli avversari non può cambiare ciò che è stato; non può nemmeno addolcire l’amara pillola di un campionato che sarebbe potuto svoltare ad ogni incrocio. Può solo fare innervosire, almeno per chi ama questa maglia e lo fa fino in fondo.

Sarebbe servito pochissimo per cambiare storia e futuro, sarebbe bastato essere presenti al fianco della persona che avevate scelto come condottiero di questa avventura, invece di lasciarlo solo a gestire un manipolo di giocatori che non avevano la più pallida idea di cosa significasse questa categoria per questa città. Ci ritroviamo in serie b come nulla fosse, con i nostri social ripieni di complimenti agli avversari e colmi di gadget che nessun veneziano comprerà mai.  Magari avete ragione voi, magari vendendo all’estero potremmo permetterci di ritornare in questi palcoscenici con maggior budget e superiori ambizioni, ma la realtà è che siamo caduti in cadetteria vergognandoci delle nostre stesse divise, con un Penzo ripieno delle ospiti tifoserie, e con un gruppo di giocatori che non hanno mai, minimamente, dimostrato l’amore per il proprio lavoro e per ciò che esso rappresenta.

Sogno una serie b da protagonista. Sogno una società che metta al primo posto la propria tifoseria. Non mi illudo, né sono tanto ingenuo da non comprendere l’importanza del marketing in questo mondo. Vorrei solo afferrare a quale posto il Venezia Fc mi pone, qual è il significato del pubblicare le foto della curva, quale la vostra considerazione del vostro popolo. Ci avete preso dalle ceneri, ci avete trascinato nell’Olimpo del calcio. Avete compreso, sebbene in minima parte, ciò che significa per noi? Siete capaci di comprendere che lo sport, ed il calcio in particolare, in questo paese è una valvola di sfogo che ha un certo peso? Ci avete messo la faccia poche settimane fa nell’incontro con la tifoseria, ma dieci minuti dopo una dolorosissima retrocessione uscite con un post di complimenti agli amici campani.. riuscite a percepire che la nostra gente merita di più?

Oggi finiscono le nostre residue speranza. Il ricordo di quella riva strapiena di Unionisti sta pian piano svanendo. Solamente un anno fa camminavamo a tre metri dal terreno per un successo che nessuno si sarebbe mai aspettato. Non vi chiedevamo una serie a da protagonisti, ma una squadra di cui andare fieri. Un futuro in cui credere. Una società che attraverso i successi riuscisse ad entrare un passo alla volta nella realtà in cui si era ritrovata. Invece abbiamo scoperto solo degli affaristi che dei desideri di questa piazza riescono a cogliere solamente e puramente il lato commerciale. E ci fa paura. Una tremenda paura. Dimostrateci che stiamo sbagliando. Non vogliamo altro.

Avanti Unione.