Tre spunti su Venezia – Salernitana: il problema è la rosa o sono gli arbitri?

Appuntamento settimanale per parlare a ruota libera di 3 argomenti tratti dalla partita del weekend.
29.10.2021 21:29 di Davide Turco   vedi letture
Tre spunti su Venezia – Salernitana: il problema è la rosa o sono gli arbitri?
TuttoVeneziaSport.it
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Eccoci qua nuovamente nel nostro appuntamento settimanale per parlare a ruota libera di 3 argomenti tratti dalla partita del weekend.

Purtroppo questa settimana parliamo di una sconfitta piuttosto pesante nella corsa alla salvezza, contro quella che è ormai diventata la nostra bestia nera, la Salernitana. 

1. No Aramu no party

Ripartiamo da qui: cross rasoterra di Molinaro, velo delizioso di Okereke, mancino sotto la traversa del diez Mattia Aramu. Senza dubbio il goal più bello visto al Penzo quest’anno. Il Venezia col dieci in campo gioca bene, gioca maledettamente bene. E poi?

Quarantacinquesimo: entra Ampadu, esce Aramu.

La luce si spegne.

Nel secondo tempo perdiamo completamente il pallino del gioco. Davanti ci facciamo vedere a stento e creiamo ben poco.  Prendiamo un goal che in cuor nostro tutti sapevamo sarebbe arrivato prima o poi, era nell’aria. Nel secondo tempo gli unici pericoli che creiamo sono entrambi su palla da fermo, in 10 uomini, ed entrambe le volte con Svoboda. Nient’altro.

Contro una difesa che ha preso 22 goal in 10 partite.

Troppe volte questa stagione stiamo dimostrando che c’è un Venezia con Aramu ed un Venezia senza Aramu, anche all’interno della stessa partita. E la cosa si sta facendo alquanto preoccupante. Chiunque Zanetti provi a mettere al suo posto: Okereke, Kyine, Sigurdsson; la musica non cambia, in campo manca troppo la qualità e l’intraprendenza del numero dieci.

In un campionato che non ti aspetta e in cui ogni punto è importante, trovare una soluzione diventa fondamentale. Perché abbiamo visto che può bastare un raffreddore e due partite ravvicinate per perdere 6 punti fondamentali.

Cambio modulo quando non c’è il mago? Busio spostato ancora più avanti? Doppia punta? Ci affidiamo anche questa volta a San Paolo Zanetti (e alla salute di Mattia).

2. Chiaro ed evidente ORRORE

Ok stavamo giocando male. Ok abbiamo le nostre colpe. Ok anche Romero e il suo errore marchiano.

Ma il minuto che segna la partita è il 67.

Ampadu ci mette del suo sbagliando uno stop in una posizione pericolosa e viene immediatamente attaccato da un 38enne volante. Ribery può involarsi da solo verso Romero ma lo stesso Ampadu rimedia al suo errore con un tackle tanto pericoloso quanto pulito.

L’arbitro lascia correre, sospiro di sollievo.

Con qualche secondo di ritardo, però, Di Bello ci ripensa. Fischia il fallo e tira fuori il rosso. Attimi di pazzia al Penzo. Più scorrono le immagini e più non mi capacito di come abbia potuto fischiare il fallo.

Per fortuna ad un certo punto il VAR lo richiama, tutto nella norma.

Il protocollo VAR dice che esso può intervenire solo in caso di chiaro ed evidente errore, e una volta al monitor, la decisione dell’arbitro dovrebbe essere semplice.

Ma così non è se ti chiami Di Bello. Quest’ultimo lascia il monitor e conferma la sua decisione nell’incredulità del Penzo. Ampadu sotto la doccia.

Dopo questo, ma anche dopo tanti altri episodi che non lasciano sinceramente spazio all’interpretazione, sono sempre più convinto che sia quantomeno necessario che questi personaggi vengano a metterci la faccia in televisione, spiegando la motivazione delle loro scelte, esattamente come devono puntualmente fare anche giocatori e allenatori.

Attenzione, non dovrebbe diventare uno spazio di polemica, ma uno spazio per far capire meglio anche a noi il perché di alcune decisioni.

Oppure, se si ha paura che il post-match diventi esclusivamente uno spazio di polemica (siamo in Italia), bisognerebbe più semplicemente che i dialoghi tra arbitri, giocatori e sala VAR siano udibili sia per le persone allo stadio che per le persone a casa in tempo reale, come d’altronde avviene in numerosi altri sport. In questo modo ci sarebbe molta più trasparenza e magari alcune accuse di “malafede” verrebbero a meno, oltre a farci capire meglio cosa effettivamente hanno visto e fischiato.

Onestamente, visti anche i precedenti a Salerno (ricordo un rigore inesistente due anni fa e un goal irregolare al 93esimo l’anno scorso), capisco tutta la frustrazione di Zanetti (che in due anni non lo ho effettivamente mai sentito lamentarsi per gli arbitri) e anche quella del Presidente (che forse però la stoccata a Ribery poteva risparmiarsela).

La partita era fondamentale e la portata dell’errore è enorme.

Però bisogna stare molto attenti affinché la rabbia e tutte queste dichiarazioni non creino alibi e non distolgano l’attenzione della società e di Zanetti da quello che è palesemente il VERO problema che Sassuolo e Salernitana hanno evidenziato: oltre ai soliti noti siamo a corto di alternative che possano effettivamente giocare in Serie A ad un certo livello.

Ed è questo l’argomento del terzo punto di oggi, probabilmente il più importante sul quale riflettere, al netto di ORRORI arbitrali vari.

3. La coperta (al momento) è troppo corta

Dopo Venezia-Fiorentina eravamo convinti di aver finalmente trovato la quadra, l’undici titolare. Un undici che funzionava tremendamente bene.

E invece la dea bendata ha voluto che Johnsen e Vacca (due tra i punti fermi di quell’undici) andassero fuori uso per un po’ di settimane e, complice anche un’influenza ad Aramu, da aver finalmente trovato l’undici giusto ci siamo immediatamente ritrovati con l’acqua alla gola.

Questo perché quelle che dovrebbero essere le alternative ai 3 pilastri arancioneroverdi ancora non stanno affatto convincendo.

Dor Peretz doveva essere una delle punte di diamante del mercato arancioneroverde, ma dopo un buon pre-campionato l’israeliano è praticamente sparito. Impalpabile, debole e a tratti anche dannoso.

Heymans dopo l’assist di Cagliari era dato dal mister come in rampa di lancio per una definitiva esplosione. Ma non solo questa esplosione tarda ad arrivare, ogni volta che entra ed ha minuti importanti non riesce a far nulla per cui io mi debba ricordare di lui. Le doti fisiche le ha, l’applicazione pure, ma sembra soffrire tremendamente il campionato non riuscendo mai a trovare le misure sugli avversari, finendo per fare solo un’infinità di falli e senza poi riuscire a far fallo quando invece dovrebbe (indizio: Spezia). Acerbo.

Tessman rispetto al suo connazionale Busio, pur essendo un anno più vecchio, sta facendo davvero fatica a trovare spazio, nonostante al momento urga un play. Le poche volte che lo vediamo in campo fa anche cose buone, ma difficilmente Zanetti si sta affidando a lui. Potrebbe essere una risorsa per il futuro, ma un futuro non troppo vicino.

Kyine sembra il prediletto per sostituire Aramu e Johnsen, ma va a correnti troppo alternate e il paragone con entrambi è attualmente impietoso. Le qualità le ha eccome e si vede, ma è troppo discontinuo (anche all’interno di una stessa partita). Con lui si può solo sperare in una cura Zanetti simile a quella prescritta a Di Mariano, che quest’anno si sta confermando come un top player per la Serie B (quale non era mai stato) nella sua Lecce

Bjarkason (fresco di rinnovo) nemmeno lo cito. Fiordilino è ko e Dezi è fuori rosa.

Vista la lunghezza della stagione, la fragilità di Vacca e la fortuna che (non) abbiamo di solito in laguna, serve al più presto che almeno due tra i sopracitati facciano quel salto di qualità che ci permetta di sopperire ad assenze pesanti. In attesa di un gennaio dove a centrocampo mi aspetto un acquisto di spessore a centrocampo (la notte mi sogno ancora Maleh).

Dopo il post-partita di martedì mi aspetto che a Genova si scenda in campo con la bava alla bocca. Altrimenti è stato tutto inutile. Forza Unione.